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Nodo di Bologna: firmato il protocollo d'intesa per sbloccare l'infrastruttura

Sette decenni di cantieri, progetti e polemiche: come il Passante di Bologna è diventato il simbolo della transizione infrastrutturale italiana

La parabola del Nodo autostradale e tangenziale di Bologna racchiude in sé l'evoluzione della politica delle grandi opere in Italia: un percorso accidentato, durato quasi un trentennio, segnato da accesi dibattiti politici, stalli ministeriali, battaglie civiche e continui cambi di rotta tecnici. Iscritto da sempre tra le arterie più congestionate del Paese, il collo di bottiglia bolognese – dove la A14 e la tangenziale cittadina corrono appaiate – rappresenta da decenni il punto critico di congiunzione tra il Nord e il Centro-Sud d'Italia. Risolvere l'impatto di questo flusso costante sui quartieri cittadini si è rivelato un rebus urbanistico tra i più complessi della storia recente.

Gli esordi: il tramonto del Passante Nord (2003-2015)

Agli albori degli anni Duemila, la risposta all'emergenza traffico sembrava univoca: realizzare una nuova autostrada da zero. Il primo disegno strategico prevedeva infatti il cosiddetto Passante Nord, un’infrastruttura esterna di oltre 40 chilometri progettata per circumnavigare la città metropolitana e drenare i mezzi pesanti a lunga percorrenza lontano dal centro abitato.

L'opera, tuttavia, rimase a lungo impantanata tra i costi finanziari da capogiro e una crescente opposizione territoriale. Le comunità locali e i comitati ambientalisti ne denunciarono a gran voce l'impatto sul consumo di suolo agricolo. Nel 2015 la svolta: Ministero e amministrazioni locali decisero di accantonare definitivamente l'idea dell'infrastruttura esterna.

La nascita del Passante di Mezzo e gli anni dello stallo (2016-2020)

Chiuso il capitolo della variante nord, nel 2016 la Giunta comunale e la Regione Emilia-Romagna, d'intesa con il Ministero delle Infrastrutture e Autostrade per l'Italia, virarono su un nuovo approccio: il Passante di Mezzo. L'obiettivo divenne l'allargamento e l'efficientamento dell'asse esistente, sfruttando le sedi stradali già occupate da A14 e tangenziale.

Il percorso, però, fu ben lontano dall'essere lineare. Tra il 2018 e il 2019, con il cambio dei quadri di governo a Roma, il progetto subì una brusca frenata. Sottoposto a prolungate analisi costi-benefici e conteso da visioni politiche opposte, l'iter rimase bloccato per quasi un biennio, alimentando le proteste sia dei comitati contrari all'ampliamento sia degli operatori economici esasperati dai continui ingorghi.

La svolta ecologica: il "Passante Verde" (2021-2022)

Per superare l'impasse e rispondere alle crescenti sensibilità sulla tutela del clima, nel 2021 il piano fu sottoposto a una profonda riprogettazione in chiave sostenibile. Nasceva così la filosofia del "Passante di Nuova Generazione" o Passante Verde. Il nuovo progetto non si limitava all'aumento delle corsie: introduceva l'uso di barriere acustiche di ultima generazione, tunnel fonoassorbenti a copertura dei quartieri più vicini all'infrastruttura (come San Donato e Croce del Biacco), installazioni fotovoltaiche diffuse e un imponente piano di mitigazione ambientale composto da oltre 140 ettari di boschi urbani e decine di chilometri di piste ciclabili.

Ottenuto il via libera dalla Valutazione di Impatto Ambientale nel 2022, il piano sembrava pronto alla partenza definitiva, spinto da un investimento iniziale stimato oltre l'1,5 miliardi di euro.

I rallentamenti tecnici e il patto decisivo (2023-2026)

Nonostante l'avvio tra il 2023 e il 2025 dei primi cantieri propedeutici – dedicati a bonifiche belliche, spostamento delle reti tecnologiche e rifacimento delle opere d'arte minori – l'apertura dei macro-cantieri sull'asse autostradale ha subito ulteriori slittamenti. A pesare sono stati l'aumento dei costi delle materie prime, la necessitata revisione dei Piani Economico-Finanziari e la taratura delle soluzioni tecnologiche più complesse, come la gestione delle corsie dinamiche per limitare il consumo di suolo.

Il punto d'arrivo di questa lunga gestazione è stato raggiunto con la recente firma del Protocollo d'Intesa tra MIT, Regione Emilia-Romagna ed ASPI. L'accordo quadro ha aggiornato l'investimento globale portandolo a 2,5 miliardi di euro, blindando la copertura finanziaria e fissando al 2027 la partenza dei cantieri strutturali sulla A14.

Dopo un ventennio di rinvii e riprogettazioni, il nodo di Bologna si avvia così a trasformarsi nel cantiere simbolo di una nuova stagione infrastrutturale, chiamata a conciliare la capacità di scorrimento della rete nazionale con la sostenibilità ambientale dei territori attraversati.

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Regione Emilia-Romagna

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